SABATO 4 SETTEMBRE ORE 21.30 - invaso ponte di tiberio
PARTENZE/DEPARTURES
PARTENZE/DEPARTURES
Amarborg è stato il borgo della gente di mare, dove per antonomasia la Geografia è destino.
Amarborg è anche il sentimento che ci permette di capire e accogliere i nuovi arrivati, perché siamo tutti consapevoli che un tempo eravamo noi a partire. C’è stato un tempo in cui dal borgo si è partiti, un tempo in cui al borgo si è arrivati. Vecchie e nuove migrazioni che han fatto e fanno tuttora di questo nugolo di strade e piccole vie un luogo di fusione, una comunità che ha saputo e sa accogliere come propri membri tutti - indipendentemente dal colore, la religione, la provenienza geografica.
Amarborg è pure la memoria che si porta dietro il migrante quando parte da casa, la realtà non sempre dolce e cara che lo spinge a viaggiare, migrare, prendere una valigia e con poche cose affrontare il mondo.
In una mano la valigia, nell’altra la speranza. Ed è qui che partiamo per raccontare la nostra storia.
Il programma degli spettacoli con i quali intediamo condividere questo Amarborg con tutta la città si suddivide tra gli spettacoli dell’invaso che come un ideale aeroporto sarà il luogo delle “Departures” del Sabato e degli “Arrivals” della Domenica (e sede degli spettacoli principali di una narrazione collettiva sulle migrazioni) e un programma di “Valigie Narranti“ cioè racconti più intimi e performance mirate - per stili e contenuti - affidate ad artisti e compagnie del riminese per le vie e le piazzette del borgo.
LA VALIGIA DEL MIGRANTE: La geografia è destino
OXIMORES D’EAU
ILOTOPIE
Il migrante sa quello che lascia ma non sa quello che trova. Più che una partenza e un arrivo a destinazione, il suo è - il più delle volte - un viaggio verso un punto di arrivo che non conosce.
E se proprio deve immaginare una meta, questa meta non è un punto su una cartina geografica, ma un punto fermo che stringe dentro: il bisogno, la volontà di migliorare la propria vita e quella delle persone che ama.
Viaggiando scopre lentamente che la geografia è destino: dall’inizio dei tempi (perché la Storia è migrante), stringe nella mano il sacco, la bisaccia, la valigia dove tiene tutto ciò che ha, mentre i suoi piedi calpestano un binario pieno di incertezze, ma anche di sogni.
Ed è proprio da un’enorme binario galleggiante sull’acqua dell’invaso che inizia il racconto della XVII Festa de Borg. Su questo binario nato dall’acqua e che corre verso un orizzonte indefinito, partirà il nostro viaggio, tra apparizioni grottesche, giganti macchinari di un progresso più volte evocato, attraverso i flutti e i fuochi del destino, dentro un’odissea che è privata e epocale assieme.
Attraverso una fantasmagoria del viaggio nel progresso umano, si tesserà la metafora del migrante che c’è nel passato più o meno presente di ciascuno di noi. Il migrante che da sempre ha gli occhi lucidi di chi con difficoltà enormi scopre il mondo passo dopo passo, ed è un mondo gigantesco che attira e che fa paura.
Un mondo iniquo che si affronta lo stesso perché non si può far diversamente, perché spinti dalla volontà più grande: la speranza di un progresso e di un futuro migliori.


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